ABBIAMO VINTO LE ELEZIONI: come con i numeri dimostro tutto!


Solenne si leva il grido a seguito delle ultime elezioni europee ed amministrative. Ebbene si, posso dirlo, abbiamo vinto.

Ma noi chi? ebbene tutti, le dichiarazioni post elettorali ed i commenti sono la solita comica. Tutti si dichiarano vincitori e commentano la sconfitta dell’avversario.

Il PDL soddisfatto per la vittoria inequivocabile ed il calo della opposizione, la opposizione del PD per aver tenuto (?) e per il fatto che il PDL non ha raggiunto il 40% che voleva, dimostrando di essere in calo di consensi; la Lega, UDC e Di Pietro per l’aumento dei consensi…

Al solito tutti hanno motivo di festeggiare e pochi di ragionare sull’accaduto. Del resto la statistica a questo serve: “esiste sempre una costante che sommata, sottratta, moltiplicata o divisa per il risultato ottenuto ci permette di ricavare il risultato desiderato”.

L’astensionismo in aumento è da un lato esecrato da parte delle varie forze politiche ma consente alchimie contabili nella distribuzione dei dati percentuali che consente il divertente balletto delle dichiarazioni.

La possibile confusione è legata al fatto che da un lato vi è un significato nei confronti della rappresentanza popolare, che richiederebbe una analisi sulla base totale degli aventi diritto al voto, dall’altro c’è il conteggio dei seggi che invece dipende dalle percentuali ricavate dal voto effettivo. Le due percentuali rappresentano indici e significati profondamente diversi ma sono spesso usate per fini comunicativi in maniera equivoca giocando sui numeri.

Il meccanismo è divertente ed istruttivo: supponiamo di avere una base votante di 1000 persone

A fine elezione abbiamo la seguente distribuzione:

percentuale votanti 70%

partito A 40%

partito B 30%

partito C 10%

Partiti altri 20%

il partito A dichiara che la maggioranza degli italiani è con lui

Il partito B dichiara che non è vero, la maggioranza degli italiani non è con lui

chi ha ragione?

Sveliamo un piccolo trucco, le percentuali dei partiti sono fatte in riferimento al 70% dei votanti e non al 100% della base elettorale, quindi

se la base elettorale era 1000 il numero effettivo di votanti diventa: 700

il 40% di 700 votanti è: 280 voti

il 30% di 700 votanti è: 210 voti

il 10% di 700 votanti è: 70 voti

il rimanente 20% è: 140 voti

rapportiamo quindi queste cifre a livello di base elettorale globale:

non votanti: 300

partito A: 280

partito B: 210

partito C: 70

altri: 140

che in cifre percentuali diventa:

non votanti: 30%

partito A: 28%

partito B: 21%

partito C: 7%

altri: 14%

come si vede le percentuali cambiano considerevolmente cambiano il raffronto tra i votanti e la base elettorale.

la cosa che balza all’occhio è che l’introduzione del numero di non votanti nel raffronto rende la presenza dei partiti sulla base elettorale estremamente più piccola. Ben diverso è il dire “io rappresento il 40% della nazione” dal “io ne rappresento il 28%”.

la cosa assume un significato maggiore se consideriamo le possibili alleanze.

Supponiamo che il partito A ed il partito C siano alleati.

Se il confronto viene fatto sulle percentuali senza il numero di non votanti la somma da 50%, e quindi la coalizione potrebbe fregiarsi del fatto che la metà degli abitanti del paese è con loro, in realtà è vero che è con loro solo la metà degli effettivi votanti, elettori se consideriamo tali solo coloro che hanno esercitato il diritto di voto nell’urna.

Tale somma, infatti, si riduce a un più piccolo 35%, ben lontano dalla metà della base votante reale.

la statistica e le percentuali consente anche una altra simpatica alchimia:

supponendo che alle elezioni precedenti il numero di elettori fosse lo stesso, 1000 ma il dato di astensionismo fosse minore, ad esempio il 20%, si ottiene una altra interessante proiezione.

Supponiamo che i risultati elettorali precedenti fossero distribuiti in questa maniera:

Astensionismo: 20%

percentuali pubblicate:

Partito A: 37%

Partito B: 31%

Partito C: 7%

Altri: 25%

traducendo in numeri otteniamo, analogamente a quanto fatto prima:

base elettorale: 1000

Astensioni: 200 =>20%

Partito A: 296 (il 37% del 80% della base elettorale) => 29.6%

Partito B: 248 => 24.8%

Partito C: 56 => 5.6%

Altri: 200

vediamo quindi come sono variate le percentuali a seconda dei riferimenti.

astensionismo: aumentato dal 20% al 30%

Partito A: passa dal 37% al 40% quindi 3% in più se consideriamo il riferimento percentuale che viene solitamente comunicato.

vediamo come sono andate realmente le cose

il partito A passa da 296 voti a 280 voti quindi perde in realtà voti con un calo attorno al 5% e passa dal 29.6% al 28%

Partito B: passa dal 31% al 30% apparentemente perde un punto percentuale

vediamo come sono andate realmente le cose

il partito B passa da 248 voti a 210 il che significa un calo del 15% e passa dal 24.8% al 21%

Partito C: passa dal 7% al 10% quindi un incremento apparente del 3%

vediamo come sono andate realmente le cose

il partito C passa da 56 voti a 70 voti con un incremento del 25% e passa dal 5.6% al 7%

 

voti p. A p. B p. C Altri no voto
totale voti elezione1 800 296 248 56 200 200
totale voti elezione2 700 280 210 70 140 300
delta -100 -16 -38 14 -60 100
% elezione 1 su numero voti 37% 31% 7% 25%
% elezione 2 su numero voti 40% 30% 10% 20%
delta 3% -1% 3% -5%
% elezione 1 su numero votanti 80% 29,6% 24,8% 5,6% 20% 20%
% elezione 2 su numero votanti 70% 28% 21% 7% 14% 30%
DELTA -10% -1,6% -3,8% 1,4% -6% 10%

Quello che si può evincere da questa tabella è che, di fatto, il vero vincitore della tornata elettorale qui rappresentata è stato l’astensionismo che ha una una percentuale di “voti” superiore a qualsiasi altra forza politica. Dal punto rappresentativo (ma non dalla composizione dei seggi che sembra essere l’unico interesse delle varie forze politiche) la indicazione dovrebbe essere preoccupante, se consideriamo l’astensionismo un atto politico questo indica una presenza superiore a quella di qualsiasi partito.

Se estendiamo questa analisi al voto europeo in genere, con le percentuali di astensione medie ricavate, il quadro che ne esce fuori è estremamente desolante in termini di rappresentatività di questo parlamento nei confronti dei paesi membri.

Meditiamo gente meditiamo

ciao

A

ABBIAMO VINTO LE ELEZIONI: come con i numeri dimostro tutto! was originally published on The Puchi Herald Magazine

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ABBIAMO VINTO LE ELEZIONI: come con i numeri dimostro tutto!


Solenne si leva il grido a seguito delle ultime elezioni europee ed amministrative. Ebbene si, posso dirlo, abbiamo vinto.

Ma noi chi? ebbene tutti, le dichiarazioni post elettorali ed i commenti sono la solita comica. Tutti si dichiarano vincitori e commentano la sconfitta dell’avversario.

Il PDL soddisfatto per la vittoria inequivocabile ed il calo della opposizione, la opposizione del PD per aver tenuto (?) e per il fatto che il PDL non ha raggiunto il 40% che voleva, dimostrando di essere in calo di consensi; la Lega, UDC e Di Pietro per l’aumento dei consensi…

Al solito tutti hanno motivo di festeggiare e pochi di ragionare sull’accaduto. Del resto la statistica a questo serve: “esiste sempre una costante che sommata, sottratta, moltiplicata o divisa per il risultato ottenuto ci permette di ricavare il risultato desiderato”.

L’astensionismo in aumento è da un lato esecrato da parte delle varie forze politiche ma consente alchimie contabili nella distribuzione dei dati percentuali che consente il divertente balletto delle dichiarazioni.

La possibile confusione è legata al fatto che da un lato vi è un significato nei confronti della rappresentanza popolare, che richiederebbe una analisi sulla base totale degli aventi diritto al voto, dall’altro c’è il conteggio dei seggi che invece dipende dalle percentuali ricavate dal voto effettivo. Le due percentuali rappresentano indici e significati profondamente diversi ma sono spesso usate per fini comunicativi in maniera equivoca giocando sui numeri.

Il meccanismo è divertente ed istruttivo: supponiamo di avere una base votante di 1000 persone

A fine elezione abbiamo la seguente distribuzione:

percentuale votanti 70%

partito A 40%

partito B 30%

partito C 10%

Partiti altri 20%

il partito A dichiara che la maggioranza degli italiani è con lui

Il partito B dichiara che non è vero, la maggioranza degli italiani non è con lui

chi ha ragione?

Sveliamo un piccolo trucco, le percentuali dei partiti sono fatte in riferimento al 70% dei votanti e non al 100% della base elettorale, quindi

se la base elettorale era 1000 il numero effettivo di votanti diventa: 700

il 40% di 700 votanti è: 280 voti

il 30% di 700 votanti è: 210 voti

il 10% di 700 votanti è: 70 voti

il rimanente 20% è: 140 voti

rapportiamo quindi queste cifre a livello di base elettorale globale:

non votanti: 300

partito A: 280

partito B: 210

partito C: 70

altri: 140

che in cifre percentuali diventa:

non votanti: 30%

partito A: 28%

partito B: 21%

partito C: 7%

altri: 14%

come si vede le percentuali cambiano considerevolmente cambiano il raffronto tra i votanti e la base elettorale.

la cosa che balza all’occhio è che l’introduzione del numero di non votanti nel raffronto rende la presenza dei partiti sulla base elettorale estremamente più piccola. Ben diverso è il dire “io rappresento il 40% della nazione” dal “io ne rappresento il 28%”.

la cosa assume un significato maggiore se consideriamo le possibili alleanze.

Supponiamo che il partito A ed il partito C siano alleati.

Se il confronto viene fatto sulle percentuali senza il numero di non votanti la somma da 50%, e quindi la coalizione potrebbe fregiarsi del fatto che la metà degli abitanti del paese è con loro, in realtà è vero che è con loro solo la metà degli effettivi votanti, elettori se consideriamo tali solo coloro che hanno esercitato il diritto di voto nell’urna.

Tale somma, infatti, si riduce a un più piccolo 35%, ben lontano dalla metà della base votante reale.

la statistica e le percentuali consente anche una altra simpatica alchimia:

supponendo che alle elezioni precedenti il numero di elettori fosse lo stesso, 1000 ma il dato di astensionismo fosse minore, ad esempio il 20%, si ottiene una altra interessante proiezione.

Supponiamo che i risultati elettorali precedenti fossero distribuiti in questa maniera:

Astensionismo: 20%

percentuali pubblicate:

Partito A: 37%

Partito B: 31%

Partito C: 7%

Altri: 25%

traducendo in numeri otteniamo, analogamente a quanto fatto prima:

base elettorale: 1000

Astensioni: 200 =>20%

Partito A: 296 (il 37% del 80% della base elettorale) => 29.6%

Partito B: 248 => 24.8%

Partito C: 56 => 5.6%

Altri: 200

vediamo quindi come sono variate le percentuali a seconda dei riferimenti.

astensionismo: aumentato dal 20% al 30%

Partito A: passa dal 37% al 40% quindi 3% in più se consideriamo il riferimento percentuale che viene solitamente comunicato.

vediamo come sono andate realmente le cose

il partito A passa da 296 voti a 280 voti quindi perde in realtà voti con un calo attorno al 5% e passa dal 29.6% al 28%

Partito B: passa dal 31% al 30% apparentemente perde un punto percentuale

vediamo come sono andate realmente le cose

il partito B passa da 248 voti a 210 il che significa un calo del 15% e passa dal 24.8% al 21%

Partito C: passa dal 7% al 10% quindi un incremento apparente del 3%

vediamo come sono andate realmente le cose

il partito C passa da 56 voti a 70 voti con un incremento del 25% e passa dal 5.6% al 7%

 

voti p. A p. B p. C Altri no voto
totale voti elezione1 800 296 248 56 200 200
totale voti elezione2 700 280 210 70 140 300
delta -100 -16 -38 14 -60 100
% elezione 1 su numero voti 37% 31% 7% 25%
% elezione 2 su numero voti 40% 30% 10% 20%
delta 3% -1% 3% -5%
% elezione 1 su numero votanti 80% 29,6% 24,8% 5,6% 20% 20%
% elezione 2 su numero votanti 70% 28% 21% 7% 14% 30%
DELTA -10% -1,6% -3,8% 1,4% -6% 10%

Quello che si può evincere da questa tabella è che, di fatto, il vero vincitore della tornata elettorale qui rappresentata è stato l’astensionismo che ha una una percentuale di “voti” superiore a qualsiasi altra forza politica. Dal punto rappresentativo (ma non dalla composizione dei seggi che sembra essere l’unico interesse delle varie forze politiche) la indicazione dovrebbe essere preoccupante, se consideriamo l’astensionismo un atto politico questo indica una presenza superiore a quella di qualsiasi partito.

Se estendiamo questa analisi al voto europeo in genere, con le percentuali di astensione medie ricavate, il quadro che ne esce fuori è estremamente desolante in termini di rappresentatività di questo parlamento nei confronti dei paesi membri.

Meditiamo gente meditiamo

ciao

A

ABBIAMO VINTO LE ELEZIONI: come con i numeri dimostro tutto! was originally published on The Puchi Herald Magazine