Tanti saluti allo stato di diritto


Secondo la legislazione internazionale, se ricordo bene, qualsiasi nave, in acque internazionali, è da considerarsi a tutti gli effetti parte del territorio cui la nave batte bandiera.

Qualsiasi abbordaggio non autorizzato nei confronti di tale battello, sempre secondo la legislazione corrente, è da considerarsi un atto di pirateria.

Diventa quindi difficile poter giustificare, da un punto di vista strettamente legale, la operazione della marina militare israeliana nei confronti del convoglio pacifista diretto verso Gaza. e sono assolutamente comprensibili le reazioni di quelle nazioni, come la Turchia, che a seguito di questo atto di pirateria si sono viste violare il territorio nazionale con un atto illegale che ha, per altro, portato a delle perdite di vite umane.

Poco vale la giustificazione che la reazione dei militari israeliani sia stata legata alla reazione di difesa dei passeggeri eo equipaggio delle navi abbordate. In alcuni paesi sia dal punto di vista culturale che legale, una violazione palese della sovranità territoriale comporta l’obbligo morale di opporre resistenza.

In altre parole a seguito di un attacco del genere perdite di vite umane erano da mettere in conto, una operazione cosi non poteva non essere stata pianificata sapendo che ci sarebbero state vittime tra gli assaltati. Del resto se cosi non fosse non si sarebbe dovuto effettuare un assalto armato.

Ora il problema in questo caso non è tanto le ragioni che hanno spinto Israele a comportarsi in tale modo, ma il palese ed evidente disprezzo dello stato di diritto che pone una questione fondamentale: se un stato sovrano, a seguito di sue motivazioni anche largamente condivisibili, pensa di essere superiore o indipendente dallo stato di diritto internazionale pone, nei fatti, un precedente che potrebbe autorizzare chiunque ad agire in tale modo.

Se a questo punto la Turchia, ad esempio, decidesse di forzare il blocco israeliano verso Gaza con le armi come dovrebbe schierarsi l’Europa ed il resto del mondo?

Accompagnare con navi da guerra Turche una nave civile battente bandiera turca significherebbe difendere, in acque internazionali, la sovranità territoriale di tali navi. un assalto sempre in acque internazionali che portasse ad uno scontro verrebbe letto, secondo la normativa internazionale, come un atto di guerra nei confronti di un paese e quindi comporterebbe la automatica chiamata alle armi di altre nazioni in una escalation poco piacevole.

Pur comprendendo le ragioni di Israele, talvolta sarebbe opportuno per il bene di tutto il pianeta che si usasse un poco più di prudenza nella gestione di vicende di questo tipo.

Mi auguro che la Turchia, la Grecia e le altre nazioni coinvolte che sponsorizzavano, in qualche maniera, questa azione applichino un maggior buon senso alle loro scelte di quello che ha fatto Israele.

A

Tanti saluti allo stato di diritto was originally published on The Puchi Herald Magazine

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Secondo la legislazione internazionale, se ricordo bene, qualsiasi nave, in acque internazionali, è da considerarsi a tutti gli effetti parte del territorio cui la nave batte bandiera.

Qualsiasi abbordaggio non autorizzato nei confronti di tale battello, sempre secondo la legislazione corrente, è da considerarsi un atto di pirateria.

Diventa quindi difficile poter giustificare, da un punto di vista strettamente legale, la operazione della marina militare israeliana nei confronti del convoglio pacifista diretto verso Gaza. e sono assolutamente comprensibili le reazioni di quelle nazioni, come la Turchia, che a seguito di questo atto di pirateria si sono viste violare il territorio nazionale con un atto illegale che ha, per altro, portato a delle perdite di vite umane.

Poco vale la giustificazione che la reazione dei militari israeliani sia stata legata alla reazione di difesa dei passeggeri eo equipaggio delle navi abbordate. In alcuni paesi sia dal punto di vista culturale che legale, una violazione palese della sovranità territoriale comporta l’obbligo morale di opporre resistenza.

In altre parole a seguito di un attacco del genere perdite di vite umane erano da mettere in conto, una operazione cosi non poteva non essere stata pianificata sapendo che ci sarebbero state vittime tra gli assaltati. Del resto se cosi non fosse non si sarebbe dovuto effettuare un assalto armato.

Ora il problema in questo caso non è tanto le ragioni che hanno spinto Israele a comportarsi in tale modo, ma il palese ed evidente disprezzo dello stato di diritto che pone una questione fondamentale: se un stato sovrano, a seguito di sue motivazioni anche largamente condivisibili, pensa di essere superiore o indipendente dallo stato di diritto internazionale pone, nei fatti, un precedente che potrebbe autorizzare chiunque ad agire in tale modo.

Se a questo punto la Turchia, ad esempio, decidesse di forzare il blocco israeliano verso Gaza con le armi come dovrebbe schierarsi l’Europa ed il resto del mondo?

Accompagnare con navi da guerra Turche una nave civile battente bandiera turca significherebbe difendere, in acque internazionali, la sovranità territoriale di tali navi. un assalto sempre in acque internazionali che portasse ad uno scontro verrebbe letto, secondo la normativa internazionale, come un atto di guerra nei confronti di un paese e quindi comporterebbe la automatica chiamata alle armi di altre nazioni in una escalation poco piacevole.

Pur comprendendo le ragioni di Israele, talvolta sarebbe opportuno per il bene di tutto il pianeta che si usasse un poco più di prudenza nella gestione di vicende di questo tipo.

Mi auguro che la Turchia, la Grecia e le altre nazioni coinvolte che sponsorizzavano, in qualche maniera, questa azione applichino un maggior buon senso alle loro scelte di quello che ha fatto Israele.

A

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Secondo la legislazione internazionale, se ricordo bene, qualsiasi nave, in acque internazionali, è da considerarsi a tutti gli effetti parte del territorio cui la nave batte bandiera.

Qualsiasi abbordaggio non autorizzato nei confronti di tale battello, sempre secondo la legislazione corrente, è da considerarsi un atto di pirateria.

Diventa quindi difficile poter giustificare, da un punto di vista strettamente legale, la operazione della marina militare israeliana nei confronti del convoglio pacifista diretto verso Gaza. e sono assolutamente comprensibili le reazioni di quelle nazioni, come la Turchia, che a seguito di questo atto di pirateria si sono viste violare il territorio nazionale con un atto illegale che ha, per altro, portato a delle perdite di vite umane.

Poco vale la giustificazione che la reazione dei militari israeliani sia stata legata alla reazione di difesa dei passeggeri eo equipaggio delle navi abbordate. In alcuni paesi sia dal punto di vista culturale che legale, una violazione palese della sovranità territoriale comporta l’obbligo morale di opporre resistenza.

In altre parole a seguito di un attacco del genere perdite di vite umane erano da mettere in conto, una operazione cosi non poteva non essere stata pianificata sapendo che ci sarebbero state vittime tra gli assaltati. Del resto se cosi non fosse non si sarebbe dovuto effettuare un assalto armato.

Ora il problema in questo caso non è tanto le ragioni che hanno spinto Israele a comportarsi in tale modo, ma il palese ed evidente disprezzo dello stato di diritto che pone una questione fondamentale: se un stato sovrano, a seguito di sue motivazioni anche largamente condivisibili, pensa di essere superiore o indipendente dallo stato di diritto internazionale pone, nei fatti, un precedente che potrebbe autorizzare chiunque ad agire in tale modo.

Se a questo punto la Turchia, ad esempio, decidesse di forzare il blocco israeliano verso Gaza con le armi come dovrebbe schierarsi l’Europa ed il resto del mondo?

Accompagnare con navi da guerra Turche una nave civile battente bandiera turca significherebbe difendere, in acque internazionali, la sovranità territoriale di tali navi. un assalto sempre in acque internazionali che portasse ad uno scontro verrebbe letto, secondo la normativa internazionale, come un atto di guerra nei confronti di un paese e quindi comporterebbe la automatica chiamata alle armi di altre nazioni in una escalation poco piacevole.

Pur comprendendo le ragioni di Israele, talvolta sarebbe opportuno per il bene di tutto il pianeta che si usasse un poco più di prudenza nella gestione di vicende di questo tipo.

Mi auguro che la Turchia, la Grecia e le altre nazioni coinvolte che sponsorizzavano, in qualche maniera, questa azione applichino un maggior buon senso alle loro scelte di quello che ha fatto Israele.

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Secondo la legislazione internazionale, se ricordo bene, qualsiasi nave, in acque internazionali, è da considerarsi a tutti gli effetti parte del territorio cui la nave batte bandiera.

Qualsiasi abbordaggio non autorizzato nei confronti di tale battello, sempre secondo la legislazione corrente, è da considerarsi un atto di pirateria.

Diventa quindi difficile poter giustificare, da un punto di vista strettamente legale, la operazione della marina militare israeliana nei confronti del convoglio pacifista diretto verso Gaza. e sono assolutamente comprensibili le reazioni di quelle nazioni, come la Turchia, che a seguito di questo atto di pirateria si sono viste violare il territorio nazionale con un atto illegale che ha, per altro, portato a delle perdite di vite umane.

Poco vale la giustificazione che la reazione dei militari israeliani sia stata legata alla reazione di difesa dei passeggeri eo equipaggio delle navi abbordate. In alcuni paesi sia dal punto di vista culturale che legale, una violazione palese della sovranità territoriale comporta l’obbligo morale di opporre resistenza.

In altre parole a seguito di un attacco del genere perdite di vite umane erano da mettere in conto, una operazione cosi non poteva non essere stata pianificata sapendo che ci sarebbero state vittime tra gli assaltati. Del resto se cosi non fosse non si sarebbe dovuto effettuare un assalto armato.

Ora il problema in questo caso non è tanto le ragioni che hanno spinto Israele a comportarsi in tale modo, ma il palese ed evidente disprezzo dello stato di diritto che pone una questione fondamentale: se un stato sovrano, a seguito di sue motivazioni anche largamente condivisibili, pensa di essere superiore o indipendente dallo stato di diritto internazionale pone, nei fatti, un precedente che potrebbe autorizzare chiunque ad agire in tale modo.

Se a questo punto la Turchia, ad esempio, decidesse di forzare il blocco israeliano verso Gaza con le armi come dovrebbe schierarsi l’Europa ed il resto del mondo?

Accompagnare con navi da guerra Turche una nave civile battente bandiera turca significherebbe difendere, in acque internazionali, la sovranità territoriale di tali navi. un assalto sempre in acque internazionali che portasse ad uno scontro verrebbe letto, secondo la normativa internazionale, come un atto di guerra nei confronti di un paese e quindi comporterebbe la automatica chiamata alle armi di altre nazioni in una escalation poco piacevole.

Pur comprendendo le ragioni di Israele, talvolta sarebbe opportuno per il bene di tutto il pianeta che si usasse un poco più di prudenza nella gestione di vicende di questo tipo.

Mi auguro che la Turchia, la Grecia e le altre nazioni coinvolte che sponsorizzavano, in qualche maniera, questa azione applichino un maggior buon senso alle loro scelte di quello che ha fatto Israele.

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Secondo la legislazione internazionale, se ricordo bene, qualsiasi nave, in acque internazionali, è da considerarsi a tutti gli effetti parte del territorio cui la nave batte bandiera.

Qualsiasi abbordaggio non autorizzato nei confronti di tale battello, sempre secondo la legislazione corrente, è da considerarsi un atto di pirateria.

Diventa quindi difficile poter giustificare, da un punto di vista strettamente legale, la operazione della marina militare israeliana nei confronti del convoglio pacifista diretto verso Gaza. e sono assolutamente comprensibili le reazioni di quelle nazioni, come la Turchia, che a seguito di questo atto di pirateria si sono viste violare il territorio nazionale con un atto illegale che ha, per altro, portato a delle perdite di vite umane.

Poco vale la giustificazione che la reazione dei militari israeliani sia stata legata alla reazione di difesa dei passeggeri eo equipaggio delle navi abbordate. In alcuni paesi sia dal punto di vista culturale che legale, una violazione palese della sovranità territoriale comporta l’obbligo morale di opporre resistenza.

In altre parole a seguito di un attacco del genere perdite di vite umane erano da mettere in conto, una operazione cosi non poteva non essere stata pianificata sapendo che ci sarebbero state vittime tra gli assaltati. Del resto se cosi non fosse non si sarebbe dovuto effettuare un assalto armato.

Ora il problema in questo caso non è tanto le ragioni che hanno spinto Israele a comportarsi in tale modo, ma il palese ed evidente disprezzo dello stato di diritto che pone una questione fondamentale: se un stato sovrano, a seguito di sue motivazioni anche largamente condivisibili, pensa di essere superiore o indipendente dallo stato di diritto internazionale pone, nei fatti, un precedente che potrebbe autorizzare chiunque ad agire in tale modo.

Se a questo punto la Turchia, ad esempio, decidesse di forzare il blocco israeliano verso Gaza con le armi come dovrebbe schierarsi l’Europa ed il resto del mondo?

Accompagnare con navi da guerra Turche una nave civile battente bandiera turca significherebbe difendere, in acque internazionali, la sovranità territoriale di tali navi. un assalto sempre in acque internazionali che portasse ad uno scontro verrebbe letto, secondo la normativa internazionale, come un atto di guerra nei confronti di un paese e quindi comporterebbe la automatica chiamata alle armi di altre nazioni in una escalation poco piacevole.

Pur comprendendo le ragioni di Israele, talvolta sarebbe opportuno per il bene di tutto il pianeta che si usasse un poco più di prudenza nella gestione di vicende di questo tipo.

Mi auguro che la Turchia, la Grecia e le altre nazioni coinvolte che sponsorizzavano, in qualche maniera, questa azione applichino un maggior buon senso alle loro scelte di quello che ha fatto Israele.

A

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Tanti saluti allo stato di diritto


Secondo la legislazione internazionale, se ricordo bene, qualsiasi nave, in acque internazionali, è da considerarsi a tutti gli effetti parte del territorio cui la nave batte bandiera.

Qualsiasi abbordaggio non autorizzato nei confronti di tale battello, sempre secondo la legislazione corrente, è da considerarsi un atto di pirateria.

Diventa quindi difficile poter giustificare, da un punto di vista strettamente legale, la operazione della marina militare israeliana nei confronti del convoglio pacifista diretto verso Gaza. e sono assolutamente comprensibili le reazioni di quelle nazioni, come la Turchia, che a seguito di questo atto di pirateria si sono viste violare il territorio nazionale con un atto illegale che ha, per altro, portato a delle perdite di vite umane.

Poco vale la giustificazione che la reazione dei militari israeliani sia stata legata alla reazione di difesa dei passeggeri eo equipaggio delle navi abbordate. In alcuni paesi sia dal punto di vista culturale che legale, una violazione palese della sovranità territoriale comporta l’obbligo morale di opporre resistenza.

In altre parole a seguito di un attacco del genere perdite di vite umane erano da mettere in conto, una operazione cosi non poteva non essere stata pianificata sapendo che ci sarebbero state vittime tra gli assaltati. Del resto se cosi non fosse non si sarebbe dovuto effettuare un assalto armato.

Ora il problema in questo caso non è tanto le ragioni che hanno spinto Israele a comportarsi in tale modo, ma il palese ed evidente disprezzo dello stato di diritto che pone una questione fondamentale: se un stato sovrano, a seguito di sue motivazioni anche largamente condivisibili, pensa di essere superiore o indipendente dallo stato di diritto internazionale pone, nei fatti, un precedente che potrebbe autorizzare chiunque ad agire in tale modo.

Se a questo punto la Turchia, ad esempio, decidesse di forzare il blocco israeliano verso Gaza con le armi come dovrebbe schierarsi l’Europa ed il resto del mondo?

Accompagnare con navi da guerra Turche una nave civile battente bandiera turca significherebbe difendere, in acque internazionali, la sovranità territoriale di tali navi. un assalto sempre in acque internazionali che portasse ad uno scontro verrebbe letto, secondo la normativa internazionale, come un atto di guerra nei confronti di un paese e quindi comporterebbe la automatica chiamata alle armi di altre nazioni in una escalation poco piacevole.

Pur comprendendo le ragioni di Israele, talvolta sarebbe opportuno per il bene di tutto il pianeta che si usasse un poco più di prudenza nella gestione di vicende di questo tipo.

Mi auguro che la Turchia, la Grecia e le altre nazioni coinvolte che sponsorizzavano, in qualche maniera, questa azione applichino un maggior buon senso alle loro scelte di quello che ha fatto Israele.

A

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Tanti saluti allo stato di diritto


Secondo la legislazione internazionale, se ricordo bene, qualsiasi nave, in acque internazionali, è da considerarsi a tutti gli effetti parte del territorio cui la nave batte bandiera.

Qualsiasi abbordaggio non autorizzato nei confronti di tale battello, sempre secondo la legislazione corrente, è da considerarsi un atto di pirateria.

Diventa quindi difficile poter giustificare, da un punto di vista strettamente legale, la operazione della marina militare israeliana nei confronti del convoglio pacifista diretto verso Gaza. e sono assolutamente comprensibili le reazioni di quelle nazioni, come la Turchia, che a seguito di questo atto di pirateria si sono viste violare il territorio nazionale con un atto illegale che ha, per altro, portato a delle perdite di vite umane.

Poco vale la giustificazione che la reazione dei militari israeliani sia stata legata alla reazione di difesa dei passeggeri eo equipaggio delle navi abbordate. In alcuni paesi sia dal punto di vista culturale che legale, una violazione palese della sovranità territoriale comporta l’obbligo morale di opporre resistenza.

In altre parole a seguito di un attacco del genere perdite di vite umane erano da mettere in conto, una operazione cosi non poteva non essere stata pianificata sapendo che ci sarebbero state vittime tra gli assaltati. Del resto se cosi non fosse non si sarebbe dovuto effettuare un assalto armato.

Ora il problema in questo caso non è tanto le ragioni che hanno spinto Israele a comportarsi in tale modo, ma il palese ed evidente disprezzo dello stato di diritto che pone una questione fondamentale: se un stato sovrano, a seguito di sue motivazioni anche largamente condivisibili, pensa di essere superiore o indipendente dallo stato di diritto internazionale pone, nei fatti, un precedente che potrebbe autorizzare chiunque ad agire in tale modo.

Se a questo punto la Turchia, ad esempio, decidesse di forzare il blocco israeliano verso Gaza con le armi come dovrebbe schierarsi l’Europa ed il resto del mondo?

Accompagnare con navi da guerra Turche una nave civile battente bandiera turca significherebbe difendere, in acque internazionali, la sovranità territoriale di tali navi. un assalto sempre in acque internazionali che portasse ad uno scontro verrebbe letto, secondo la normativa internazionale, come un atto di guerra nei confronti di un paese e quindi comporterebbe la automatica chiamata alle armi di altre nazioni in una escalation poco piacevole.

Pur comprendendo le ragioni di Israele, talvolta sarebbe opportuno per il bene di tutto il pianeta che si usasse un poco più di prudenza nella gestione di vicende di questo tipo.

Mi auguro che la Turchia, la Grecia e le altre nazioni coinvolte che sponsorizzavano, in qualche maniera, questa azione applichino un maggior buon senso alle loro scelte di quello che ha fatto Israele.

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