corso di perfezionamento post-laurea: GOVERNANCE E INNOVAZIONE IT: IL MIGLIORAMENTO DELL’EFFICIENZA, IL CONTROLLO DEI RISCHI, LA COMUNICAZIONE E L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA NEI SISTEMI INFORMATIVI AZIENDALI


II Edizione del Corso di Perfezionamento Post-Laurea:

La Seconda Edizione del Corso di Perfezionamento post-laurea intitolato:

GOVERNANCE E INNOVAZIONE IT: IL MIGLIORAMENTO DELL’EFFICIENZA, IL CONTROLLO DEI RISCHI, LA COMUNICAZIONE E L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA NEI SISTEMI INFORMATIVI AZIENDALI

si svolgerà tra MARZO e GIUGNO 2011 e fa parte delle iniziative di formazione post-laurea della Facoltà di Scienze MM. FF. NN. dell’Università degli Studi di Milano.

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Il prode Bernabè e I cattivi content providers d’oltre oceano


Franco Bernabè

Image via Wikipedia

Bernabè tuona contro I colossi del web che osano offrire contenuti ai navigatori italiani e così usano le reti che lui, con amore e devozione, vuol tenere libere da questa immondizia.

Con fiero cipiglio italico l’AD di Telecom Italia si è scagliato durante un convegno promosso da Assotelecomunicazioni contro I vari google, facebook, skype, twitter e chi più ne ha più ne metta, rei, a suo dire, di utilizzare le strutture di connettività italiane senza versare obolo alcuno portando al collasso le strutture TLC italiane.

L’amministratore delegato di Telecom, nel corso del suo intervento ha imputato a questi grandi americani di “sfruttare commercialmente la rete senza contribuire ai costi, danneggiando così la sostenibilità economica dell’attuale modello di business delle telecomunicazioni.

Tra il plauso generale degli astanti si è consumata ancora una volta la classica farsa italiana ove, invece di ammettere le proprie carenze strutturali e manageriali, si preferisce mettere all’indice chi invece fa il proprio lavoro in maniera eccellente.

In altre parole Bernabè (sempre sia lodato) ha detto delle cose condivise sia dagli altri operatori italiani di fonia fissa e mobile, ai quali poco importa se le cose che vengono dette  (e fatte) abbiano rilevanza devastante per il tessuto sociale ed economico del nostro paese, e da esponenti del governo italiano che, invece, qualche problema di più se lo dovrebbero fare.

Ora capisco che tutti tirino acqua al proprio mulino, e che tra il cercare di cambiare il proprio modello di business e non cambiarlo la seconda strada sia preferibile (e piu facilmente percorribile) per molti managers, ma la posizione di Assotelecomunicazioni, se vista da fuori, è singolare ed almeno discutibile.

Risassunta la loro posizione è: qualcuno usando i nostri servizi ci guadagna, non è giusto…

Le domande da porsi di fronte a questa posizione sono:

  • si tratta di guadagni illeciti?
  • si stanno sottraendo risorse al gestore di connettività?
  • questi content providers stanno offrendo in regime di concorrenza sleale (vuoi per regimi fiscali migliori o per uso di posizione dominante) servizi altrimenti appannaggio del carrier o gestore di connettività?

Temo che le risposte siano tutte negative.

Gli utenti pagano il traffico internet per accedere ai siti come facebook, google et similia.

Se è vero che i content providers non pagano nulla a telecom & co. perchè sono all’estero, sono al’estero per il semplice motivo che non esiste nessun vantaggio a stabilire sul nostro territorio simili facilities.

Ed i motivi sono pessimo stato delle infrastrutture, pessimo management e prezzi piu alti della media.

I content providers stranieri vivono di pubblicità, servizi e beni venduti. Tali proventi non sono tassabili sul territorio italiano in quanto generati all’estero, ma ciò è inevitabile visto il punto precedente.

Ora che i fornitori di servizi di connettività reclamino una fetta è quantomeno singolare, a meno che non si vogliano presentare anche come fornitori di contenuti. In questo caso però farebbero meglio ad accettare le regole della concorrenza ed iniziare a produrre contenuti invece che cercare di remunerare sul lavoro altrui.

Per quello poi che riguarda i servizi voip, questi sono piu economici per l’utenza ma molto meno remunerativi per telecom. Giusto per capirci passare da centralini tradizionali ad una infrastruttura voip per telecom vuol dire introiti ridotti ad un decimo per quello che riguarda il guadagno sul traffico voce. I guadani fatti nella vendita delle infrastrutture non possono coprire questo disavanzo, ne va da se che telecom veda voip e skype in particolare come antipatici ospiti al proprio desco.

Dare, poi, ai content providers l’onere del collasso delle strutture TLC suona veramente ridicolo. Se è vero che queste strutture collassano non è certo perche vi è un eccesso di offerta, ma perchè tali strutture sono inadeguate ai tempi.

Purtroppo in un ambiente economico che cambia la nostra italica tendenza è quella di rigettare il cambiamento e cercare di opporsi ai nuovi modelli economici. Con buona pace e copertura di una classe politica, nel migliore dei casi, poco attenta e disinformata.

se è vero che il modello business delle TLC italiane va in crisi a fronte delle nuove esigenze significa, ne prenda atto l’AD di Telecom Italia, che tale modello non è piu rispondente ai tempi. non è quindi altri che lui il responsabile e non I fornitori di servizi americani. Se poi questi verranno a fare concorrenza nel nostro paese anche in termini d connettività lo dirà il tempo, da noi (purtroppo) le barriere di ingresso sono altissime sia per I costi infrastrutturali che, sopratutto, per quelli politici.

Per altro il dott. Bernabè è lo stesso che si oppone allo scorporo della rete (alla faccia della net neutrality e della liberalizzazione dell’ultimo miglio), che si è opposto ad un agreement con gli altri operatori per fornire nuove reti di connettività, che sostiene che il digital divide in Italia non esiste e che l’Italia sia più che sufficientemente cablata ( Laughing )

In un mercato di monopolio di fatto su  almeno un’aspetto della offerta di connettività (la rete fisica) Telecom dispone di una posizione dominante che fa suonare certe affermazioni almeno come singolari.  In altri paesi la rete Twisted Evil sarebbe stata scorporata da tempo per garantire almeno un regime di concorrenza reale (chiedete a Bell) …

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DDL intercettazioni: ed adesso dobbiamo rettificare in 48 ore…


Benjamin Franklin

Image via Wikipedia

Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita la libertà la sicurezza.” Benjamin Franklin

Blogger di tutta Italia: non andate in ferie.

Il prode legislatore, affrontando un periglioso mare di vicissitudini, lottando con supremo spregio del periglio contro insidiosi nemici tra cui buon senso, intelligenza, senso pratico e cose del genere ha  proseguito impavido decretando, al fin, un nuovo luminoso traguardo: adesso il bieco blogger reo d’aver, con la sua insulsa ed invisa penna, infangato l’onore di un qualsiasi cittadino dovrà porvi rimedio in men che 48 ore pena l’ammontare di euro 12.500.

Ora che queste pene siano analoghe a chi utilizza un blog per uso personale o a chi gestisce una testata giornalistica online non deve essere sfuggito a quei millantatori che, con la scusa di difendere la mai abbastanza esecrata libertà di espressione, sostengono che un blogger potrebbe essere in vacanza e quindi non poter essere materialmente in grado di recepire l’ordine di cancellazione e rettifica.

Mai scusa più risibile fu presentata al legislatore; come se vi fosse una differenza tra chi esercita un diritto di espressione tramite mezzo stampa (per cui esiste, se la memoria non mi falla, apposito ordinamento) e chi tale diritto lo esercita scrivendo i propri pensieri su un diario per quanto “pubblico”.

Ora la sottile differenza che esiste per la stampa (cartacea od online); il concetto di editore responsabile, i giornalisti vincolati ad un ordine che dovrebbe garantire norme comportamentali precise, dovrebbe in qualche modo differenziale l’approccio almeno in termini di peso del reato e tempi di intervento.

Ma questo non è stato considerato sufficiente; questa voglia estrema di difendere onorabilità e dignità del pubblico cittadino ha superato qualsiasi obiezione (pur nonostante le osservazioni dell’Onorevole Casinelli, purtroppo anche lui blogger).

Curioso che tale impeto censorio non si accompagni nel nostro parlamento ad un altrettanto severo rigore morale (vedi scandali, scandalini, scandaletti e scandalucci vari che coinvolgono diariamente la nostra classe politica).

La questione morale dunque esiste nella blogosfera ma non in casa del legislatore che, per citare qualcuno, non accetta lezioni di moralità da chicchessia ne interno ne esterno.

La cosa triste che si legifera male su di un argomento che meriterebbe ben altro livello di considerazione. Se un problema esiste magari sarebbe stato più opportuno  mettere mano alla normativa relativa alla diffamazione piuttosto che creare una nuova norma che ad essa si sovrappone. ma non sono ne un leguleio ne un legislatore, quindi come posso capire quali siano le inerenze e le esigenze che spingono il legislatore a legiferare?

Per quel poco che posso dire, la sensazione che se ne ricava è che si sia voluto, in questo modo, preventivamente mettere in riga possibili comportamenti poco graditi all’establishment: come non pensare a Beppe Grillo o al buon Marco Travaglio?

Non credo che un blogghettino insulso ed inutile come il mio possa cadere vittima di questa nuova legislazione, non ho la visibilità che possa disturbare, ma sicuramente ben più titolati blogger adesso si troveranno sul fio del rasoio anche per affermazioni di bassissimo profilo, o commenti sarcastici od ironici.

Il problema che probabilmente sia Travaglio che Grillo possono affrontare i 12500 euro mentre io avrei seri problemi è assolutamente ininfluente ….

Mi chiedo se tra i prossimi bersagli non ci sarà anche Current TV (di Al Gore) su piattaforma satellitare sky (di Murdoch)

ciaps

ai

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Benjamin Franklin

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Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita la libertà la sicurezza.” Benjamin Franklin

Blogger di tutta Italia: non andate in ferie.

Il prode legislatore, affrontando un periglioso mare di vicissitudini, lottando con supremo spregio del periglio contro insidiosi nemici tra cui buon senso, intelligenza, senso pratico e cose del genere ha  proseguito impavido decretando, al fin, un nuovo luminoso traguardo: adesso il bieco blogger reo d’aver, con la sua insulsa ed invisa penna, infangato l’onore di un qualsiasi cittadino dovrà porvi rimedio in men che 48 ore pena l’ammontare di euro 12.500.

Ora che queste pene siano analoghe a chi utilizza un blog per uso personale o a chi gestisce una testata giornalistica online non deve essere sfuggito a quei millantatori che, con la scusa di difendere la mai abbastanza esecrata libertà di espressione, sostengono che un blogger potrebbe essere in vacanza e quindi non poter essere materialmente in grado di recepire l’ordine di cancellazione e rettifica.

Mai scusa più risibile fu presentata al legislatore; come se vi fosse una differenza tra chi esercita un diritto di espressione tramite mezzo stampa (per cui esiste, se la memoria non mi falla, apposito ordinamento) e chi tale diritto lo esercita scrivendo i propri pensieri su un diario per quanto “pubblico”.

Ora la sottile differenza che esiste per la stampa (cartacea od online); il concetto di editore responsabile, i giornalisti vincolati ad un ordine che dovrebbe garantire norme comportamentali precise, dovrebbe in qualche modo differenziale l’approccio almeno in termini di peso del reato e tempi di intervento.

Ma questo non è stato considerato sufficiente; questa voglia estrema di difendere onorabilità e dignità del pubblico cittadino ha superato qualsiasi obiezione (pur nonostante le osservazioni dell’Onorevole Casinelli, purtroppo anche lui blogger).

Curioso che tale impeto censorio non si accompagni nel nostro parlamento ad un altrettanto severo rigore morale (vedi scandali, scandalini, scandaletti e scandalucci vari che coinvolgono diariamente la nostra classe politica).

La questione morale dunque esiste nella blogosfera ma non in casa del legislatore che, per citare qualcuno, non accetta lezioni di moralità da chicchessia ne interno ne esterno.

La cosa triste che si legifera male su di un argomento che meriterebbe ben altro livello di considerazione. Se un problema esiste magari sarebbe stato più opportuno  mettere mano alla normativa relativa alla diffamazione piuttosto che creare una nuova norma che ad essa si sovrappone. ma non sono ne un leguleio ne un legislatore, quindi come posso capire quali siano le inerenze e le esigenze che spingono il legislatore a legiferare?

Per quel poco che posso dire, la sensazione che se ne ricava è che si sia voluto, in questo modo, preventivamente mettere in riga possibili comportamenti poco graditi all’establishment: come non pensare a Beppe Grillo o al buon Marco Travaglio?

Non credo che un blogghettino insulso ed inutile come il mio possa cadere vittima di questa nuova legislazione, non ho la visibilità che possa disturbare, ma sicuramente ben più titolati blogger adesso si troveranno sul fio del rasoio anche per affermazioni di bassissimo profilo, o commenti sarcastici od ironici.

Il problema che probabilmente sia Travaglio che Grillo possono affrontare i 12500 euro mentre io avrei seri problemi è assolutamente ininfluente ….

Mi chiedo se tra i prossimi bersagli non ci sarà anche Current TV (di Al Gore) su piattaforma satellitare sky (di Murdoch)

ciaps

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Benjamin Franklin

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Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita la libertà la sicurezza.” Benjamin Franklin

Blogger di tutta Italia: non andate in ferie.

Il prode legislatore, affrontando un periglioso mare di vicissitudini, lottando con supremo spregio del periglio contro insidiosi nemici tra cui buon senso, intelligenza, senso pratico e cose del genere ha  proseguito impavido decretando, al fin, un nuovo luminoso traguardo: adesso il bieco blogger reo d’aver, con la sua insulsa ed invisa penna, infangato l’onore di un qualsiasi cittadino dovrà porvi rimedio in men che 48 ore pena l’ammontare di euro 12.500.

Ora che queste pene siano analoghe a chi utilizza un blog per uso personale o a chi gestisce una testata giornalistica online non deve essere sfuggito a quei millantatori che, con la scusa di difendere la mai abbastanza esecrata libertà di espressione, sostengono che un blogger potrebbe essere in vacanza e quindi non poter essere materialmente in grado di recepire l’ordine di cancellazione e rettifica.

Mai scusa più risibile fu presentata al legislatore; come se vi fosse una differenza tra chi esercita un diritto di espressione tramite mezzo stampa (per cui esiste, se la memoria non mi falla, apposito ordinamento) e chi tale diritto lo esercita scrivendo i propri pensieri su un diario per quanto “pubblico”.

Ora la sottile differenza che esiste per la stampa (cartacea od online); il concetto di editore responsabile, i giornalisti vincolati ad un ordine che dovrebbe garantire norme comportamentali precise, dovrebbe in qualche modo differenziale l’approccio almeno in termini di peso del reato e tempi di intervento.

Ma questo non è stato considerato sufficiente; questa voglia estrema di difendere onorabilità e dignità del pubblico cittadino ha superato qualsiasi obiezione (pur nonostante le osservazioni dell’Onorevole Casinelli, purtroppo anche lui blogger).

Curioso che tale impeto censorio non si accompagni nel nostro parlamento ad un altrettanto severo rigore morale (vedi scandali, scandalini, scandaletti e scandalucci vari che coinvolgono diariamente la nostra classe politica).

La questione morale dunque esiste nella blogosfera ma non in casa del legislatore che, per citare qualcuno, non accetta lezioni di moralità da chicchessia ne interno ne esterno.

La cosa triste che si legifera male su di un argomento che meriterebbe ben altro livello di considerazione. Se un problema esiste magari sarebbe stato più opportuno  mettere mano alla normativa relativa alla diffamazione piuttosto che creare una nuova norma che ad essa si sovrappone. ma non sono ne un leguleio ne un legislatore, quindi come posso capire quali siano le inerenze e le esigenze che spingono il legislatore a legiferare?

Per quel poco che posso dire, la sensazione che se ne ricava è che si sia voluto, in questo modo, preventivamente mettere in riga possibili comportamenti poco graditi all’establishment: come non pensare a Beppe Grillo o al buon Marco Travaglio?

Non credo che un blogghettino insulso ed inutile come il mio possa cadere vittima di questa nuova legislazione, non ho la visibilità che possa disturbare, ma sicuramente ben più titolati blogger adesso si troveranno sul fio del rasoio anche per affermazioni di bassissimo profilo, o commenti sarcastici od ironici.

Il problema che probabilmente sia Travaglio che Grillo possono affrontare i 12500 euro mentre io avrei seri problemi è assolutamente ininfluente ….

Mi chiedo se tra i prossimi bersagli non ci sarà anche Current TV (di Al Gore) su piattaforma satellitare sky (di Murdoch)

ciaps

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Comunicato stampa della associazione italiana internet provider


http://www.aiip.it/page.php?id=946&aiip=b86eecf26b54bb3d88d17722133a5fd5

02/03/2010

DECRETO TV: AIIP, ISTITUITO IL GRANDE FRATELLO DI STATO

COMUNICATO STAMPA
DECRETO TV: AIIP, ISTITUITO IL GRANDE FRATELLO DI STATO
Il Decreto legislativo approvato ieri dal Consiglio dei Ministri come recepimento della Direttiva 2007/65/CE, va ben oltre il testo comunitario ed istituisce il primo Grande Fratello di Stato
(senza che l’Europa lo abbia previsto)
[Roma] 2 marzo 2010 – L’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP) esprime sconcerto e preoccupazione a seguito della pubblicazione su organi di stampa del testo del Decreto di recepimento della direttiva 2007/65/CE, come sarebbe stato approvato dal Consiglio dei Ministri.
Il decreto legislativo prevede infatti che l’Autorità per le Comunicazioni può imporre agli operatori di accesso e internet provider di adottare misure tecniche per proteggere i diritti delle emittenti televisive, come ad esempio il filtraggio dell’accesso alla rete, l’oscuramento di siti e il blocco di servizi.
In questo modo, si sottraggono pericolosamente tali attività al controllo della magistratura civile e penale, trasformando di fatto i provider in sceriffi della rete e violando la vita privata di tutti i cittadini, innanzi tutto di quelli che rispettano la legge.
Questo, purtroppo, è solo uno dei numerosi difetti del provvedimento che si tradurranno, a breve, in danni concreti per i diritti della persona e la libertà di impresa.
Le modifiche introdotte non rispecchiano, se non in parte, le indicazioni delle Commissioni Parlamentari e il risultato è che il testo è ancora in molti punti diverso dalla originaria Direttiva Servizi Media Audiovisivi che vorrebbe attuare.
Benchè i siti privati, i siti non commerciali, i blog e i quotidiani online non debbano più formalmente sottostare alle norme del Decreto, AIIP ha la sensazione che vi sia stato un “giro di vite” sulla possibilità di offrire legittimamente accesso ad Internet e servizi del web 2.0 in Italia.
Il Decreto sembra istituire un regime di controllo per cui sia l’Internet Provider che il Service Provider sono potenziali responsabili editoriali, persino per le violazioni del diritto d’autore compiute da terzi tramite audiovisivi.
Manca completamente ogni riferimento ai basilari principi della Direttiva Commercio Elettronico, che, nel testo comunitario dei Servizi Media, sono richiamati molte volte. Sono i principi alla base del funzionamento di Internet. Prevedono che chi fornisce l’accesso e si limita a trasportare i “pacchetti dati” non è responsabile del contenuto. La loro mancata menzione, unita ad un’ambigua stesura delle norme, comporta che non è certo che il fornitore del solo trasporto sarà esente da responsabilità per il servizio media trasportato e, inoltre, non è certo che il contenuto di terzi non sarà responsabilità della piattaforma ospitante. La conseguenza prevedibile sarà che ogni impresa dovrà istituire controlli e censure e, comunque, ridurre le possibilità di violare le norme alla base. Si tratta di gravissime violazioni della disciplina comunitaria.
Inoltre, riferimenti alla disciplina del diritto d’autore sul web introdotti dal Decreto non sono previsti a livello comunitario in nessuna direttiva ed aggravano questa sensazione di “giro di vite” sulla libertà di fare impresa sul web.
Se questo sarà il regime giuridico dell’accesso ad Internet e del “web 2.0 italiano” in Italia, non solo si ridurrà di molto il mercato dei servizi web 2.0 basati su audiovisivo a tutto beneficio degli Stati che avranno dato corretta attuazione alla Direttiva, ma si pongono i presupposti per vanificare il diritto costituzionale di utilizzare internet per manifestare liberamente il proprio pensiero.
Informazioni su AIIP:
AIIP – Associazione Italiana Internet Provider – è l’associazione di categoria di area Confindustria che rappresenta le aziende italiane eroganti servizi basati anche parzialmente su protocollo IP. L’associazione raccoglie oltre 50 aziende fornitrici di connettività internet fissa e wireless, servizi di voip, vas e servizi su telefonia mobile, servizi di hosting ed IP Television. L’associazione svolge le proprie attività presidiando ogni sede regolamentare con azioni ed interventi atti a garantire la piena concorrenza sul mercato, a tutela di quelle aziende italiane che hanno sempre guidato l’innovazione nel settore delle TLC, e per promuovere lo sviluppo di infrastrutture e servizi che favoriscano lo sviluppo economico del paese. AIIP è interlocutore riconosciuto ed accreditato presso le associazioni di consumatori, Ministero delle Comunicazioni, AGCom e – attraverso ECTA (European Competitive Telecommunications Association) – presso la Commissione UE. L’Associazione, il cui Presidente in carica è Paolo Nuti, è stata fondata nel 1995.
___________________________________________________________________________________
Sede Legale: Via Caldera, 21 – 20153 Milano – Italy – CF 97166260154 – segre@aiip.it Fax 02- 700517563 – Tel 329-3172755
Posta: c.a. Dario Denni Segretario Generale AIIP – c/o Studio Legale Valli – Via del Governo Vecchio 20 – 00186 Roma
2

Allegati

Comunicato stama Decreto Romani

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Comunicato stampa della associazione italiana internet provider


http://www.aiip.it/page.php?id=946&aiip=b86eecf26b54bb3d88d17722133a5fd5

02/03/2010

DECRETO TV: AIIP, ISTITUITO IL GRANDE FRATELLO DI STATO

COMUNICATO STAMPA
DECRETO TV: AIIP, ISTITUITO IL GRANDE FRATELLO DI STATO
Il Decreto legislativo approvato ieri dal Consiglio dei Ministri come recepimento della Direttiva 2007/65/CE, va ben oltre il testo comunitario ed istituisce il primo Grande Fratello di Stato
(senza che l’Europa lo abbia previsto)
[Roma] 2 marzo 2010 – L’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP) esprime sconcerto e preoccupazione a seguito della pubblicazione su organi di stampa del testo del Decreto di recepimento della direttiva 2007/65/CE, come sarebbe stato approvato dal Consiglio dei Ministri.
Il decreto legislativo prevede infatti che l’Autorità per le Comunicazioni può imporre agli operatori di accesso e internet provider di adottare misure tecniche per proteggere i diritti delle emittenti televisive, come ad esempio il filtraggio dell’accesso alla rete, l’oscuramento di siti e il blocco di servizi.
In questo modo, si sottraggono pericolosamente tali attività al controllo della magistratura civile e penale, trasformando di fatto i provider in sceriffi della rete e violando la vita privata di tutti i cittadini, innanzi tutto di quelli che rispettano la legge.
Questo, purtroppo, è solo uno dei numerosi difetti del provvedimento che si tradurranno, a breve, in danni concreti per i diritti della persona e la libertà di impresa.
Le modifiche introdotte non rispecchiano, se non in parte, le indicazioni delle Commissioni Parlamentari e il risultato è che il testo è ancora in molti punti diverso dalla originaria Direttiva Servizi Media Audiovisivi che vorrebbe attuare.
Benchè i siti privati, i siti non commerciali, i blog e i quotidiani online non debbano più formalmente sottostare alle norme del Decreto, AIIP ha la sensazione che vi sia stato un “giro di vite” sulla possibilità di offrire legittimamente accesso ad Internet e servizi del web 2.0 in Italia.
Il Decreto sembra istituire un regime di controllo per cui sia l’Internet Provider che il Service Provider sono potenziali responsabili editoriali, persino per le violazioni del diritto d’autore compiute da terzi tramite audiovisivi.
Manca completamente ogni riferimento ai basilari principi della Direttiva Commercio Elettronico, che, nel testo comunitario dei Servizi Media, sono richiamati molte volte. Sono i principi alla base del funzionamento di Internet. Prevedono che chi fornisce l’accesso e si limita a trasportare i “pacchetti dati” non è responsabile del contenuto. La loro mancata menzione, unita ad un’ambigua stesura delle norme, comporta che non è certo che il fornitore del solo trasporto sarà esente da responsabilità per il servizio media trasportato e, inoltre, non è certo che il contenuto di terzi non sarà responsabilità della piattaforma ospitante. La conseguenza prevedibile sarà che ogni impresa dovrà istituire controlli e censure e, comunque, ridurre le possibilità di violare le norme alla base. Si tratta di gravissime violazioni della disciplina comunitaria.
Inoltre, riferimenti alla disciplina del diritto d’autore sul web introdotti dal Decreto non sono previsti a livello comunitario in nessuna direttiva ed aggravano questa sensazione di “giro di vite” sulla libertà di fare impresa sul web.
Se questo sarà il regime giuridico dell’accesso ad Internet e del “web 2.0 italiano” in Italia, non solo si ridurrà di molto il mercato dei servizi web 2.0 basati su audiovisivo a tutto beneficio degli Stati che avranno dato corretta attuazione alla Direttiva, ma si pongono i presupposti per vanificare il diritto costituzionale di utilizzare internet per manifestare liberamente il proprio pensiero.
Informazioni su AIIP:
AIIP – Associazione Italiana Internet Provider – è l’associazione di categoria di area Confindustria che rappresenta le aziende italiane eroganti servizi basati anche parzialmente su protocollo IP. L’associazione raccoglie oltre 50 aziende fornitrici di connettività internet fissa e wireless, servizi di voip, vas e servizi su telefonia mobile, servizi di hosting ed IP Television. L’associazione svolge le proprie attività presidiando ogni sede regolamentare con azioni ed interventi atti a garantire la piena concorrenza sul mercato, a tutela di quelle aziende italiane che hanno sempre guidato l’innovazione nel settore delle TLC, e per promuovere lo sviluppo di infrastrutture e servizi che favoriscano lo sviluppo economico del paese. AIIP è interlocutore riconosciuto ed accreditato presso le associazioni di consumatori, Ministero delle Comunicazioni, AGCom e – attraverso ECTA (European Competitive Telecommunications Association) – presso la Commissione UE. L’Associazione, il cui Presidente in carica è Paolo Nuti, è stata fondata nel 1995.
___________________________________________________________________________________
Sede Legale: Via Caldera, 21 – 20153 Milano – Italy – CF 97166260154 – segre@aiip.it Fax 02- 700517563 – Tel 329-3172755
Posta: c.a. Dario Denni Segretario Generale AIIP – c/o Studio Legale Valli – Via del Governo Vecchio 20 – 00186 Roma
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