Apple, l’evasione fiscale e gli strani conti della Agenzia delle Entrate


52568c24e240b502dc9c33c846cdefde_XLProbabilmente non sono un genio della finanza, e mi mancano gli strumenti cognitivi base per capire certe finezze, ma mi sorge un dubbio:

Se una azienda come apple evade, secondo lo stato italiano, 880 miloni di euro in tasse, come mai puo sanare la cosa pagandone solo un terzo, 318 milioni?

Perchè invece a me le cartelle arrivano con gli importi almeno quintuplicati tra more, multe, penali e cose del genere?

Intendiamoci non sono un sostenitore della evasione, ma sostengo che chi non riesce a pagare, avendolo vissuto sulla mia pelle, e vivendolo tutt’ora, dovrebbe essere aiutato a coprire il suo debito nei confronti dello stato, prima che punito. L’aiuto deve essere contestuale: importi e tempi di rimborso devono essere fatti in funzione delle reali possibilità del soggetto.

Senza questo aproccio, che in Italia per i piccoli non è, nei fatti, previsto, notificare una cartella ad un disoccupato equivale a dirgli:

“fottiti o va da un cravattaro a me interessa solo che paghi”.

Il soggetto in questione, anche se in debito con l’erario, viene trattato come un criminale incallito, ne sia esempio il linguaggio delle cartelle. Tecnico certo, di quel tecnicismo che ti ricorda come tu non sia nulla e loro siano tutto….

Se invece se evadi milioni allora tutto cambia, certo in quel caso puoi permetterti avvocati e risorse cui un disoccupato o un dipendente non possono accedere.

La giustizia è uguale per tutti, ma diciamo che per alcuni è più uguale (o almeno con percorsi facilitati e con grossi sconti).

Provate ad intavolare questo discorso con un funzionario di equitalia o delle agenzie delle entrate e sentirete a quale alto uffizio si sentono chiamati….

Ma torniamo alla nostra amica mela e alla sua evasione….

Ora se veramente Apple ha evaso quei soldi, e l’accettare un compromesso mi fa pensare che sia cosi, non capisco perchè possa limitarsi a pagare un terzo del malloppo, è una certificazione che rubare in grande è consentito e lecito.

Sembra che l’agenzia delle entrate dica: se riesci a farla franca abbastanza per superare una certa cifra, allora ci spartiamo il bottino….

Per noi mortali invece c’è l’invio della pratica ai picchiatori di equitalia (volevo scrivere vampiri, ma non mi sento di insultare cosi la categoria dei figli di dracula).

A dire il vero esiste una seconda possibilità, che Apple non abbia evaso, e abbia acettato di pagare per evitare ricatti e ulteriori cause da parte della Agenzia delle Entrate, un comportamento in puro stile mafioso di cui, a dire il vero, si vocifera ogni tanto …

Oppure potrebbe essere un mix di entrambe le cose, ma in ogni caso non ci facciamo una grande figura come sistema paese.

Stiamo certificando che l’illegalità, se sufficientemente grande, viene gestita in maniera amichevole dal governo italiano e dalla sua amministrazione pubblica e, con una modica spartizione, tutto finisce a tarallucci e vino.

Magari è una strategia volta a invogliare gli investitori a venire nel nostro paese, venite che tanto qui se rubi abbastanza non ti fanno niente.

Purtroppo in questo senso l’accordo con il fisco non sana la posizione processuale dei manager che lo scorso marzo hanno ricevuto un avviso di garanzia emesso dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dal pm Adriano Scudieri. Si tratta dell’ad di Apple Italia, Enzo Biagini, del direttore finanziario Mauro Cardaio e del numero uno di Apple Sales International Michael O’Sullivan. Secondo gli inquirenti, Apple Italia è “una struttura svincolata rispetto alle attività ausiliare svolte dalla società residente, che svolge una vera e propria attività di vendita sul territorio per conto di Apple Sales International”. Di conseguenza deve (dovrebbe) appunto pagare le tasse in Italia.

Aspettando la fine dei procedimenti verso i manager Apple, viene da chiedersi se verrà usato con loro lo stesso metro usato dal fisco, se colpevoli gli si darà una pacca sulle spalle ed un rimbrotto?

Resta l’amaro in bocca, quello che risulta evidente è come la Agenzia delle Entrate sia sempre forte coi deboli e debole con i forti, una tradizione nella amministrazione pubblica italiana inossidabile ed immarcescibile.

Nella migliore delle ipotesi siamo vigliaccamente proni a favorire i grandi evasori rifacendoci sulle fasce piu deboli della popolazione, nella peggiore siamo colpevoli di comportamenti mafiosi.

inizamo bene il 2016

A.

var aid = '6055',
    v = 'qGrn%2BlT8rPs5CstTgaa8EA%3D%3D',
    credomain = 'adkengage.com',
    ru = 'http://www.thepuchiherald.com/wp-admin/post.php';
document.write('');

Apple, l’evasione fiscale e gli strani conti della Agenzia delle Entrate was originally published on The Puchi Herald Magazine

Advertisements

Canone RAI in bolletta, altra cavolata all’italiana?


canone-rai-in-bolletta-2Ok oramai è risaputo che non sono uso lodare le italiche virtù, sopratutto legate alla gestione ed amministrazione della “res Publica”. Fortunatamente non manca momento che il governo, di qualsiasi colore esso sia, e la amministrazione dello stato non diano ampio supporto a questo mio sconfortante senso di frustrazione.

Oserei dire che ha ragione Crozza quando presentava la Inc. Cool 8, sembra che sia questa infatti la origine di tutti i procedimenti, tasse, balzelli regole, leggi e leggine che vigono nel nostro paese.

Ultima in ordine temporale la geniale trovata secondo cui il canone RAi verrà pagato nella bolletta della corrente. La assunzione qui è, ovviamente, legata al fatto che secondo l’illuminata girisprudenza statale esiste un rapporto 1:1 tra possessori di un contratto sulla energia elettrica ed il possesso di un televisore.

Il canone deve pagarlo chiunque detiene un apparecchio atto od adattabile alla ricezione delle trasmissioni televisive. Fin qui nessun cambiamento. La novità, pessima, è che si presume la detenzione dell’apparecchio nel caso in cui esiste “un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui un soggetto ha la sua residenza anagrafica”.
Se non è vero, per superare questa presunzione, dovrete presentare un’autocertificazione all’Agenzia delle entrate – Direzione Provinciale I di Torino – Ufficio territoriale di Torino I – Sportello S.A.T. La dichiarazione ha validità per l’anno in cui è stata presentata. Ossia, ahimè, dovrete ripresentarla ogni anno

Anche ammettendo che sia vero che il soggetto possessore di un televisore coincide con l’intestatario del contratto, non posso fare a meno di avere alcune perplessità sul meccanismo e su come questo verrà implementato. La bolletta della elettricità è gia un coacervo di astrusi termii di difficle comprensione per un essere umano senziente normale, aggiungere un nuovo termine non fa che aumentarne la ridicola astrusità.

Mi vengono spontanei dubbi, ad esempio, la tassa sarà fuori comapo iva o verrà allegramente aggiunta l’iva alla tassa? (non mi stupirei ne sarebbe la prima volta). E se uno cambia gestore dell’energia elettrica? Si vedrà recapitare la richiesta di pagamento due volte? (non mi stupirei neanche di questo a dire il vero).

Senza contare i casi di chi ha un canone intestato ad un familiare e la elettricità ad un altro… A questo punto perchè non agiungere in bolletta anche un contributo SIAE come quello er i supporti digitali ed altre geniali tasse assortite?

Ma per tirarci su il morale, essendo il canone una Tassa, dobbiamo aspettarci che per ogni errore che verrà fatto ci saranno sforzi molteplici della ineffabile “Agenzia delle Entrate” e del suo subdolo braccio armato “equitalia” per rendere il tutto scivoloso,vischioso e pericoloso; ovviamente per noi non per loro. Cosi nel caso non siate possessori di un televisore non fate autocertificazioni anticipate, ossia prima che vi arrivi la richiesta indebita del pagamento del canone Rai. La dichiarazione di non detenere apparecchi, infatti, deve essere resa nelle forme previste dalla legge, con modalità da definirsi con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate. Si spera che, con la bolletta, sia anche allegato un modellino apposito per l’autocertificazione che eviti al consumatore dichiarazioni incomplete. In ogni caso dovete aspettare, senza mettere le mani avanti, anche perché difficilmente la vostra letterina sortirebbe gli effetti desiderati, vista la mole di banche dati che già dovranno incrociare.

Come sempre fare lavori pasticciati complicando le cose, invece che semplificarle, è una costante classica della amministrazione pubblica italiana le cui nefandezze, mancanza di sensibilità, inefficenza e assenza di senso civico, non mi stupiscono mai.

Iniziamo bene il nuovo anno, complimenti.

ciao

A.

 

var aid = '6055',
    v = 'qGrn%2BlT8rPs5CstTgaa8EA%3D%3D',
    credomain = 'adkengage.com',
    ru = 'http://www.thepuchiherald.com/wp-admin/post.php';
document.write('');

Canone RAI in bolletta, altra cavolata all’italiana? was originally published on The Puchi Herald Magazine