Il prode Bernabè e I cattivi content providers d’oltre oceano


Franco Bernabè

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Bernabè tuona contro I colossi del web che osano offrire contenuti ai navigatori italiani e così usano le reti che lui, con amore e devozione, vuol tenere libere da questa immondizia.

Con fiero cipiglio italico l’AD di Telecom Italia si è scagliato durante un convegno promosso da Assotelecomunicazioni contro I vari google, facebook, skype, twitter e chi più ne ha più ne metta, rei, a suo dire, di utilizzare le strutture di connettività italiane senza versare obolo alcuno portando al collasso le strutture TLC italiane.

L’amministratore delegato di Telecom, nel corso del suo intervento ha imputato a questi grandi americani di “sfruttare commercialmente la rete senza contribuire ai costi, danneggiando così la sostenibilità economica dell’attuale modello di business delle telecomunicazioni.

Tra il plauso generale degli astanti si è consumata ancora una volta la classica farsa italiana ove, invece di ammettere le proprie carenze strutturali e manageriali, si preferisce mettere all’indice chi invece fa il proprio lavoro in maniera eccellente.

In altre parole Bernabè (sempre sia lodato) ha detto delle cose condivise sia dagli altri operatori italiani di fonia fissa e mobile, ai quali poco importa se le cose che vengono dette  (e fatte) abbiano rilevanza devastante per il tessuto sociale ed economico del nostro paese, e da esponenti del governo italiano che, invece, qualche problema di più se lo dovrebbero fare.

Ora capisco che tutti tirino acqua al proprio mulino, e che tra il cercare di cambiare il proprio modello di business e non cambiarlo la seconda strada sia preferibile (e piu facilmente percorribile) per molti managers, ma la posizione di Assotelecomunicazioni, se vista da fuori, è singolare ed almeno discutibile.

Risassunta la loro posizione è: qualcuno usando i nostri servizi ci guadagna, non è giusto…

Le domande da porsi di fronte a questa posizione sono:

  • si tratta di guadagni illeciti?
  • si stanno sottraendo risorse al gestore di connettività?
  • questi content providers stanno offrendo in regime di concorrenza sleale (vuoi per regimi fiscali migliori o per uso di posizione dominante) servizi altrimenti appannaggio del carrier o gestore di connettività?

Temo che le risposte siano tutte negative.

Gli utenti pagano il traffico internet per accedere ai siti come facebook, google et similia.

Se è vero che i content providers non pagano nulla a telecom & co. perchè sono all’estero, sono al’estero per il semplice motivo che non esiste nessun vantaggio a stabilire sul nostro territorio simili facilities.

Ed i motivi sono pessimo stato delle infrastrutture, pessimo management e prezzi piu alti della media.

I content providers stranieri vivono di pubblicità, servizi e beni venduti. Tali proventi non sono tassabili sul territorio italiano in quanto generati all’estero, ma ciò è inevitabile visto il punto precedente.

Ora che i fornitori di servizi di connettività reclamino una fetta è quantomeno singolare, a meno che non si vogliano presentare anche come fornitori di contenuti. In questo caso però farebbero meglio ad accettare le regole della concorrenza ed iniziare a produrre contenuti invece che cercare di remunerare sul lavoro altrui.

Per quello poi che riguarda i servizi voip, questi sono piu economici per l’utenza ma molto meno remunerativi per telecom. Giusto per capirci passare da centralini tradizionali ad una infrastruttura voip per telecom vuol dire introiti ridotti ad un decimo per quello che riguarda il guadagno sul traffico voce. I guadani fatti nella vendita delle infrastrutture non possono coprire questo disavanzo, ne va da se che telecom veda voip e skype in particolare come antipatici ospiti al proprio desco.

Dare, poi, ai content providers l’onere del collasso delle strutture TLC suona veramente ridicolo. Se è vero che queste strutture collassano non è certo perche vi è un eccesso di offerta, ma perchè tali strutture sono inadeguate ai tempi.

Purtroppo in un ambiente economico che cambia la nostra italica tendenza è quella di rigettare il cambiamento e cercare di opporsi ai nuovi modelli economici. Con buona pace e copertura di una classe politica, nel migliore dei casi, poco attenta e disinformata.

se è vero che il modello business delle TLC italiane va in crisi a fronte delle nuove esigenze significa, ne prenda atto l’AD di Telecom Italia, che tale modello non è piu rispondente ai tempi. non è quindi altri che lui il responsabile e non I fornitori di servizi americani. Se poi questi verranno a fare concorrenza nel nostro paese anche in termini d connettività lo dirà il tempo, da noi (purtroppo) le barriere di ingresso sono altissime sia per I costi infrastrutturali che, sopratutto, per quelli politici.

Per altro il dott. Bernabè è lo stesso che si oppone allo scorporo della rete (alla faccia della net neutrality e della liberalizzazione dell’ultimo miglio), che si è opposto ad un agreement con gli altri operatori per fornire nuove reti di connettività, che sostiene che il digital divide in Italia non esiste e che l’Italia sia più che sufficientemente cablata ( Laughing )

In un mercato di monopolio di fatto su  almeno un’aspetto della offerta di connettività (la rete fisica) Telecom dispone di una posizione dominante che fa suonare certe affermazioni almeno come singolari.  In altri paesi la rete Twisted Evil sarebbe stata scorporata da tempo per garantire almeno un regime di concorrenza reale (chiedete a Bell) …

Il prode Bernabè e I cattivi content providers d’oltre oceano was originally published on The Puchi Herald Magazine

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