La cosa peggiore di parlare di politica con gli amici è che poi mi rimane il tarlo e va a finire che invece di dormire mi metto a scrivere.

Ecco che mi trovo adesso a dover rispondere alla domanda che io stesso ho incautamente posto: cosa vuol dire che sei di destra o di sinistra?

So che la distinzione più ovvia è l’appartenenza alla sezione di emiciclo del nostro parlamento. Se ti siedi a destra sei di destra, se ti siedi a sinistra sei di sinistra, ma oltre a questa profonda differenza in cosa altro si distinguono?

mi piacerebbe che qualcuno me lo spiegasse perché io francamente ho qualche difficoltà.

Analizzando con i miei strumenti la questione mi pongo innanzi tutto una domanda: cosa vuol dire politica?

« L’uomo è per natura un animale politico »

(Aristotele, Politica)

La definizione classica  aristotelica direbbe che la politica è l’arte di gestire la società. dove per società a dire il vero il buon Aristotele intendeva la città (da polis "πόλις", città).

Esistono diverse definizioni di politica successive: per Max Weber la politica non è che aspirazione al potere e monopolio legittimo dell’uso della forza; per David Easton essa è la allocazione di valori imperativi (cioè di decisioni) nell’ambito di una comunità; per Giovanni Sartori la politica è la sfera delle decisioni collettive sovrane.

Diciamo che io mi accontento di dare una definizione più banale, e do alla politica la caratterizzazione di insieme di attività atte a definire la gestione delle risorse, materiale, umane o culturali che siano di una comunità.

In quest’ottica la politica diventa un meccanismo per definire la forma di governo e gestione della comunità.

Quindi per capire cosa è destra o sinistra in primo luogo avrei bisogno che mi si spiegassero le basi per la gestione della suddetta comunità.

Ancora una volta la semplificazione è d’obbligo per permettermi la comprensione della questione, ma avrei bisogno di capire almeno:

  • A cosa serve, se serve, uno stato (inteso come insieme di istituzioni atte a governare)
  • quale forma deve avere questo stato
  • quale forma di rappresentatività
  • quale forma di gestione economica
  • quale forma di gestione giuridica

e cosi via

Se devo essere sincero non so se nel quadro politico attuale siano ben chiare queste differenze, soprattutto per il fatto che la attuale competizione politica sembra più orientata al gossip che a un confronto concreto.

ma torniamo ai punti precedenti:

Il primo punto è cruciale, serve a definire se serve uno stato, e se serve ovviamente quale deve essere la sua funzione.

Lo “stato” non esiste sempre ne nella storia ne in tutte le comunità umane. Il fatto che sia presente nella maggior parte delle organizzazioni umane attuali non significa che sia la unica possibilità.

personalmente sono della idea che uno stato serva ma cosi ad occhio direi che le due possibilità sono

  • Esiste uno stato
  • Non esiste uno stato

Se non esiste lo stato immagino che la gestione dei rapporti interpersonali sia delegata al singolo individuo

Se esiste lo stato questo deve gestire in qualche modo la RES PUBLICA dandosi uno scopo. Quindi la domanda di quale sia lo scopo di uno stato non è banale.

Lo scopo di uno stato può essere cercare di garantire il benessere dei cittadini (Aristotele torna ancora con la polis-città), può essere di limitarsi a gestire i conflitti lasciando al singolo il resto, e cosi via

Personalmente sono della idea che lo scopo di uno stato sia di gestire le risorse e fornire regole di indirizzo e comportamento che permettano di gestire i conflitti tra i componenti dello stato stesso. Credo anche che il compito di uno stato sia di fornire una struttura che permetta ai cittadini componenti dello stato di avere accesso agli strumenti che gli consentano il raggiungimento del miglior livello di vita possibile. Tra questi strumenti troviamo l’istruzione, la sanità e cosi via.

Non confondo però il compito dello stato (garantire tali strumenti) dal modello di erogazione (pubblico o privato).

Lo stato poi deve essere etico o morale?

per chiarirsi le idee intendo per etico uno stato dove leggi e regolamenti nascano da una dialettica tra diverse esigenze, uno stato morale è uno stato dove le leggi sono dettate da un imperativo legato al possesso di una verità assoluta, e quindi esclusiva. Un esempio di stato morale è lo stato confessionale, che può assumere forme disparate:

dalle monarchie assolute come in medio oriente, a quelle elettive, come nel caso del vaticano alle repubbliche come nel caso della repubblica islamica iraniana.

Il secondo punto è la forma che deve prendere lo stato.

Anche qui se sorvoliamo sul generico termine “democrazia” citato da tutti potremmo effettuare una serie di distinzioni.

Il governo potrebbe essere una democrazia plebiscitaria, una repubblica, una monarchia assoluta, una monarchia costituzionale, una monarchia elettiva, una dittatura illuminata di un singolo, una dittatura elettiva e cosi via.

In Europa, ad esempio, si tende a dimenticare che molti stati sono, di fatto, delle monarchie (Spagna, Inghilterra ad esempio), altri sono delle repubbliche (Francia innanzi tutto, ma anche noi…) e cosi via.

Il punto quindi è di fondamentale importanza.

  • La monarchia è di destra o di sinistra?
  • E la dittatura?

Il meccanismo che determina la rappresentatività è in parte insito nel tipo di stato (una monarchia assoluta, dittatura ad esempio) in altri casi è una discriminante.

Il problema è: chi ed in che forma può accedere alla gestione dello stato, chi ed in che forma può decidere chi accede a tali cariche gestionali?

Si possono fare (e si fanno) distinzioni per censo, classe sociale, sesso, religione, orientamento sessuale o religioso e cosi via.

Per mantenere un esempio familiare in Italia abbiamo una repubblica elettiva, i membri sono discriminati essenzialmente per età, mentre dal punto di vista elettivo il suffragio (diritto di voto) è discriminato per età e per cittadinanza, possono votare i cittadini italiani per le politiche, mentre i cittadini europei possono votare, ad esempio, per le europee anche per i candidati del paese che li ospita.

In questo caso quali sono le differenze tra destra e sinistra?

affrontando il tema della gestione economica fondamentalmente troviamo alcuni punti chiave:

  • riconoscimento della proprietà privata o meno
  • riconoscimento della proprietà pubblica o meno
  • intervento dello stato nel tessuto economico o meno

apparentemente semplice questa divisione non è cosi banale, termini abusati come comunismo e capitalismo sono spesso usati a sproposito.

Il capitalismo non è altro che una teoria economica, che descrive il meccanismo della distribuzione delle risorse. Adam Smith  non ha mai sostenuto che il mercato deve essere il padrone assoluto delle risorse, al contrario era sostenitore, da buon vittoriano, di un forte rigore morale garantito dalla legge dell’uomo e di Dio.

Il comunismo altro non è che una altra teoria, più sociologica che economica e sostiene un modello economico in cui la proprietà privata è fortemente criticata.

Oggi come oggi non esistono sistemi “comunisti” o “capitalisti” in senso stretto. Lo stato interviene con regole e vincoli per gestire l’economia, il “libero mercato” inteso come una entità che si autoregola senza l’intervento di altre entità, è una utopia inesistente.

la differenza tra destra e sinistra può, in questo caso, essere legata alla appartenenza o meno ad una teoria economica, mi piacerebbe capire quale è.

Qualcuno potrebbe ricordare,magari, che il fascismo (che viene definito di destra) era un movimento profondamente anticapitalista, sociale, antiliberale e totalitario.

« Il Fascismo è una grande mobilitazione di forze materiali e morali. Che cosa si propone? Lo diciamo senza false modestie: governare la Nazione. Con quale programma? Col programma necessario ad assicurare la grandezza morale e materiale del popolo italiano. Parliamo schietto: Non importa se il nostro programma concreto, non è antitetico ed è piuttosto convergente con quello dei socialisti, per tutto ciò che riguarda la riorganizzazione tecnica, amministrativa e politica del nostro Paese. Noi agitiamo dei valori morali e tradizionali che il socialismo trascura o disprezza, ma soprattutto lo spirito fascista rifugge da tutto ciò che è ipoteca arbitraria sul misterioso futuro. »

(Benito Mussolini, 19 agosto 1921 – Diario della Volontà)

Quindi se il fascismo è di destra, in quanto antiliberale, antidemocratico e anticapitalista, allora direi che tutto l’arco costituzionale italiano, oggi come oggi, è di sinistra.

Per comunismo si intende in primo luogo una realtà sociale che presuppone la comunanza dei mezzi di produzione e l’organizzazione collettiva del lavoro. Analogamente per quello che concerne il comunismo potremmo ricordare quanto dicevano i comunisti:

« Il comunismo non è una dottrina ma un movimento; non muove da princìpi ma da fatti. I comunisti non hanno come presupposto questa o quella filosofia, ma tutta la Storia finora trascorsa e specialmente i suoi attuali risultati reali nei paesi civili. »

(Friedrich Engels, Deutsche- Brusseler- Zeitung n. 80 del 7 ottobre 1847)

« Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. »

(Karl Marx e Friedrich Engels. L’Ideologia tedesca, 1846)

Se questa è la sinistra, allora nessun partito dell’arco costituzionale si può dire “comunista”

Sono confuso.

Anche la forma di gestione delle leggi: come devono essere promulgate e da chi, il livello di autonomia degli organi che fanno le leggi (legislativi) da quelli che le leggi le gestiscono (giuridici) potrebbero determinare la differenza tra destra e sinistra.

Questa differenza, però, trovo difficile che si esplichi in alcuni tecnicismi quali la separazione della carriera dei giudici. Un tecnicismo simile può essere di destra o di sinistra?

Altre differenze che vengono tipicamente in mente per distinguere la differenza tra destra e sinistra sono il senso della patria, il nazionalismo, il militarismo eo pacifismo, il senso dell’onore, il rispetto della legge e cose del genere.

Eppure questi parametri non si possono dire ne di destra ne di sinistra, nella storia ci sono stati patrioti, farabutti, nazionalisti, pacifisti e guerrafondai di tutti i colori.

Forse ho capito:

Antiamericano = comunista = di sinistra?

No non direi sia reale come divisione, a meno che si intenda come antiamericano qualsiasi critica alle scelte politiche degli stati uniti.

Antirusso = capitalista =di destra?

Non funziona neanche cosi, abbiamo detto prima che il capitalismo era esecrato anche dal fascismo.

Non funziona neanche la divisione per religione, ci sono cattolici che si dichiarano di sinistra e di destra, ammesso che la cosa abbia senso, visto che ancora non ho capito in cosa si differenzia la destra dalla sinistra, in particolare in Italia.

E poi ci sono anche altre religioni, induisti, musulmani, ebrei, valdesi, testimoni di Geova, animisti, buddisti, shintoisti, luterani…. e ci sono perfino atei ed agnostici (non è una malattia).

insomma chiunque voglia darmi una mano è benvenuto.

 

ciao

A

Destra e Sinistra was originally published on The Puchi Herald Magazine

Advertisements