Vecchio Post su PostOffice2

Viaggiare in treno da Milano a Roma è lungo, a parte il pisolo doveroso mi rimane tempo da spendere, oltre a reinstallare il portatile per l’ennesima volta allora cosa posso fare? Un bel Post offtopic, ritorna il brontolone.

Confesso sempre una certa perplessità ma anche un sottile divertimento quando le questioni, di qualunque natura esse siano, diventano campo di lotte di religione invece che di analisi più o meno razionali.

Terreni preferiti per questo tipo di battaglie sono, naturalmente, la politica, lo sport e l’informatica.

Dal punto di vista strettamente informatico devo dire che le lotte di "religione" assumono toni grotteschi soprattutto quando si cerca di giustificare scelte personali come una sorta di dettame divino. In questa categoria rientra l’annosa battaglia tra i sostenitori Microsoft e i detrattori di BigM. Tra questi rientrano, sicuramente, in primo piano i (gli?) Linuxisti, o open source warriors e i Macintoshisti, forse adepti ad una sorta di shintoismo informatico.

In particolare questi ultimi tempi si è assistita ad una buffa spolverata di luoghi comuni, "te lo avevo detto" e rigurgiti complottisti Vs debunker in riferimento ad un vecchio post sul sito di Apple che faceva riferimento alla indicazione di utilizzare un antivirus anche per mac OX. (vedi diversi miei post) [riferimento a PostOffice42, ndr]

Apriti cielo, anche i più duri e puri tra gli esperti di informatica si sono lanciati in spericolate ed arzigogolate analisi riguardo i pro o i contro, e soprattutto su cosa ci fosse sotto.

In realtà poco di nuovo sotto la cenere, la esigenza di mettere in sicurezza un sistema operativo è una cosa di tutti i giorni, il malware attuale può colpire chiunque anche in relazione al fatto che non si fa sempre riferimento a vulnerabilità di sistema operativo ma a quel mondo di potenziali buchi che è lo strato applicativo delle nostre amate macchine. Browser, messengers, servizi vari ci espongono a rischi che vanno da possibili attacchi di social engineering a vere e proprie infezioni. Si pensi d esempio agli ultimi attacchi indirizzati a Firefox (anche di questo trovate ampia letteratura nel mio blog ) o alle compromissioni di siti pubblici. Allora perché tanto ardore nel difendere o presentare questa o quella visione?

Direi che la questione più che tecnica appartiene alla sociologia, si abbandonano i confronti razionali per indossare quelli più confortevoli della appartenenza ad un gruppo, allora scelte ed esperienze personali diventano il metro universale della realtà.

Caratteristica tipica di questo atteggiamento è il perenne ed infinito scontro tra i linuxisti e i sostenitori Microsoft (ma ne esistono?).

I primi forti di, nella maggior pare dei casi, un know how particolarmente elevato sulla piattaforma considerano le loro capacità come il metro minimo di giudizio per valutare le capacità di intervento ed uso, cosi il dover ricompilare un kernel per far funzionare un driver è considerato la norma, e non l’eccezione, e l’interfaccia grafica (orrore) uno strumento per sottosviluppati mentali. (ok lo so sono generalizzazioni un poco da macchietta, ma pensateci quando fate un discorso con un esperto Linux)

I secondi invece demandano al sistema (?) tutto il loro know how, nel senso che non si pongono il problema di capire cosa e perché ma limitano la loro esperienza sensoriale alle interfacce più rapidamente raggiungibili [wizard miei cari wizard].

Inutile dire che la verità non risiede ne da una parte ne dall’altra, i sistemi si dividono in ben amministrati e gestiti o male amministrati e gestiti. Fare una scelta in luogo di una altra rientra, almeno dovrebbe , nel quadro di una analisi costi benefici in cui rientrano parametri come: il costo totale; il costo manutentivo; il livello di know how occorrente; la sostituibilità di tale know how anche in termini di risorse umane; una corretta analisi tecnica e cosi via.

Purtroppo le scelte in merito ancora oggi sono ben lungi da essere guidate da tali parametri anche, ad onor del vero, per alcune difficoltà oggettive inerenti il calcolo del costobeneficio, ancora oggi non siamo in grado di calcolare correttamente un ROI in informatica (ma non solo) figuriamoci categorie economiche più ampie (sic).

Il risultato di tutto questo è che il comportamento della tribù informatica è sempre più di tipo politicoreligioso che di oggettiva e serena valutazione.

Se la questione si limitasse alle sole questioni teoriche la cosa mi disturberebbe relativamente poco, provo invece un brivido quando lo stesso atteggiamento coinvolge il mondo dell’informatica e di internet su aspetti di tipo più relazionale dove la mancanza di analisi critica e tecnica può portare dei danni non al singolo individuoazienda, ma alla intera comunità.

Da anni in Italia (paese, come noto, di poeti santi e navigatori) si preferisce pensare ad internet come luogo di brutture inenarrabili piuttosto che ad uno strumento di diffusione di contenuti e di comunicazione. Questo è uno dei pochi atteggiamenti bipartisan della cultura italiana; di fronte a mostruosità come la condanna di un blogger per il reato di "stampa clandestina" vi è stato un unanime quanto fermo silenzio delle idee, a parte un sussulto di dignità della "Stampa" che ha riportato la cosa.

Analogamente sono passati sotto silenzio, o con commenti che vanno tra il ridicolo e l’imbarazzante da parte delle fonti di informazioni ufficiali, tentativi reiterati di regolamentare con strumenti tecnicamente inadatti un mondo tecnologico complesso, si pensi al non ancora decaduto tentativo di imporre la registrazione al ROC dei blog o ad alcune ridicole idee tipo dare ip unico per motivi "di sicurezza" (in Ipv4 è impossibile). Per non parlare poi del diritto di autore, qualcuno ricorda la tassa sulle memorie di massa? [che paghiamo ancora tra l’altro, ndr]

In un quadro legislativo discutibile, incompleto, raffazzonato e, talvolta, comico il legislatore italiano si muove con allegra ignoranza del media e della tecnologia che ci sta attorno (il primato della politica [qui] non si discute neanche di fronte alla realtà). Il risultato è che le poche grida di dolore e di critica vengono dal mondo di internet (blogger tipicamente) e vengono categorizzate come voci o estremistiche o assolutamente ininfluenti.

Ne siano di esempio i thread che vengono fuori solitamente da questo tipo di commenti, sempre più sovente si vedono chiusure e risposte violente sia nella forma che nei contenuti, riducendo ancora una volta la discussione a categorie (destrasinistra) che nulla hanno a che fare con le discussioni in oggetto.

Trovo curioso che se da un lato la assoluta mancanza di analisi critica e storica sia una costante (leggi liberticide in termini di comunicazione su internet sono assolutamente bipartisan, vedi, appunto, il ROC) dall’altro si trova sempre di più la assoluta mancanza della analisi tecnica.

Si può criticare la condanna di un blogger per "stampa clandestina" per motivi tecnici giuridici, oltre che per motivazioni politiche inerenti alla necessità ed al diritto dovere di garantire a tutti il diritto di esprimersi. Ma la critica non è di per se ne di destra ne di sinistra (o di centro) e può essere avanzata indipendentemente dalla divisa politica o di appartenenza di gruppo, con una sola osservazione, la critica è l’esatto opposto della omologazione.

Cosi quando vedo un bel thread acceso in cui si sprecano insulti, riferimenti a comunismi e fascismi vari, mi chiedo sempre ma internet è di destra o di sinistra? E poi concludo dicendomi che se non lo so allora sono sicuramente colpevole e in malafede, del resto sono un informatico .

Ciao

Il brontolone: Internet è di destra o di sinistra? was originally published on The Puchi Herald Magazine

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